Asperger (™)

Uno degli aspetti legati all’autismo che trovo più odioso è la commercializzazione della speranza, ovvero quella lista infinita di terapie, corsi, interventi e bric-à-brac vari. Ormai la maggior parte di eventi e convegni serve a vendere qualcosa, che sia la professionalità di una categoria intera o l’ultimo libro del guru di turno. Nei gruppi facebook c’è la corsa all’ingresso dei venditori di servizi, per poter essere pronti a proporsi e proporre il giusto pacchetto sotto il post della mamma che chiede lumi o l’autistico che espone le sue difficoltà (o viceversa). Un recente post, non mio, racconta un caso recente (https://aspieairlines.com/2019/03/06/quella-bella-fetta-di-mercato/).
Trattandosi di un mercato in forte espansione, le etichette diagnostiche hanno ormai assunto il ruolo di marchio commerciale e quindi guai a cambiarle, un po’ come cambiassero il nome alla Coca Cola. Questo è particolarmente vero per “Asperger” che, se negli anni duemila ha svolto una funzione di aggregatore sociale e culturale contribuendo a costruire una, più o meno, comunità neurodiversa, ora è un mero marchio di fabbrica utile solo a vendere servizi.
Ve lo immaginate un libro che s’intitola “Affettività e Disturbo dello spettro autistico livello 1 senza compromissione funzionale del linguaggio e disabilità intellettiva”? “Affettività e Asperger” fa molto più figo ed è facile da promuove oltre ad avere notevoli vantaggi in relazione agli algoritmi di indicizzazione. Oppure pensate alla difficoltà di fare una ricerca su Google di articoli che parlino di questo tema, piuttosto che incontri, seminari etc, sarebbe una tragedia ed in particolare per chi li vende.
Asperger è nata come etichetta diagnostica per portare alla luce persone che non rientrava nei criteri diagnostici dell’autismo in ambito DSM III, è diventato un aggregatore di persone, un veicolo di rivendicazione di diritti e un promotore di una cultura della (neuro)diversità, oggi è solo una parola sempre più priva di senso e con a lato due lettere ™ a ricordarci che stiamo diventando solo un target di mercato.

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