Tra le moltissime cose che vengono scritte giornalmente su Facebook, una delle pochissime su cui mi sono trovato d’accordo (non senza stupore) è stata questa, parte di un pensiero più articolato, “io odio profondamente l’autismo! Lo detesto, mi ha rovinato la vita in mille modi, quindi no, non sono fiera della mia diversità, o di quella di mia figlia e delle altre persone autistiche a me vicine. L’autismo è una merda, non porta doni, non rende speciali”.
In fondo è vero, l’autismo è una merda, e se lo metti in una barattolo di Nutella (come vorrebbe fare chi ama chiamarlo con altri nomi), sempre merda rimane.
Questo mi pare il presupposto corretto per provare a riflettere su un po’ di aspetti che sono legati a chi vive questa condizione.
L’accesso ai servizi che garantiscano eventuali interventi (di qualsiasi genere) a supporto delle difficoltà e/o delle necessità specifiche della persona nello spettro autistico, è ben lontano dal “minimo sindacale”, non soltanto perché le linee guida del ISS sono in continua rincorsa rispetto alla realtà dei fatti ma anche perché l’approccio è di un tanto al chilo, sulla diagnosi risulta X? Bene allora fai A, B, C; sei Y? Allora a te spetta B, D, E… troppo spesso senza approfondire le reali necessità della persona. A questo si aggiunge l’inadeguatezza della struttura pubblica e l’onerosità dell’accesso a quella privata che non è in convenzione.
Vengono poi presi in considerazione solo gli interventi “abilitativi” della persona (secondo i canoni sopra descritti) affinché possa diventare quanto più calzante alle aspettative sociali.
La preparazione degli specialisti (di vario genere e titolo) non (sempre) è adeguata, con una conoscenza della condizione troppo accademica (quando c’è) e poco costruita sul confronto con chi è nello spettro autistico.
Nulla viene previsto per “abilitare” chi non è nello spettro autistico a relazionarsi e comprendere chi lo è. Né su i familiari, né su tutti gli ambiti di vita della persona nello spettro autistico (area abitativa, scuola, lavoro etc). La società dovrebbe diventare inclusiva solo perché è politically correct e, ovviamente, per magia.
Articoli, convegni, corsi e via elencando, non prevedono la partecipazione diretta, in veste di relatori, di persone nello spettro autistico, perché si sa, fanno tanto speciale ma a casa loro. I fiumi di parole diventano quindi sull’autismo e mai dall’autismo né per l’autismo.
Se giriamo lo sguardo verso l’aspetto culturale, il panorama non è migliore, forse è pure peggiore. Mancano delle vere figure di riferimento, la maggior parte degli eventi, salvo rari casi, sono organizzati da associazioni di genitori e/o da professionisti dell’ambito “medico” e hanno per lo più l’intento di diffusione di informazioni sull’autismo più che il creare una cultura diffusa che generi inclusione sociale, mostri davvero chi sono gli autistici e aiuti la società ad essere meno neurotipica e abilista. Se poi ci si limita a quelli che girano intorno all’autismo senza disabilità cognitiva e verbale, l’impronta è quella di mostrare quanto sono speciali e non considerati.
Sui social ci si limita a riciclare meme o contenuti creati dagli advocate esteri, non vengono portate avanti istanze tali da contribuire a creare una comunità sufficientemente coesa da far sentire la sua voce anche alla istituzioni. Anzi, la comunità è frammentata e quasi inesistente, persa dietro a futili diatribe (incluso il sottoscritto) invece di dedicarsi a organizzare eventi, generare idee e contenuti e provare a prendere la parola e, magari, anche il proprio destino.
La produzione dei media, che si tratti di film o libri (spesso “autopatobiografie”, cit.) contribuisce più a creare stereotipi che non a dare una visione realistica dell’autismo utile alla comprensione e all’accettazione delle differenze. L’autistico ormai o è quello disabile intellettivo che si autoflagella o quello geniale, attento ai dettagli, con uno o più talenti, una sorta di rompicoglioni saccente ma sopportabile perché con una qualche utilità sociale (in particolare in ambito lavorativo). L’autistico medio non se lo fila nessuno, non esiste, è l’unico davvero invisibile.
L’autismo è una merda, ma solo perché il mondo non è a sua misura, non è a misura degli autistici e molto di quello che si fa, sia in ambito medico che in ambito culturale e sociale, assomiglia più al mettere la merda nel barattolo invece di provare a costruire un mondo diverso.