Fuori luogo S1E3

Terzo episodio di “Fuori luogo” nel quale parlo della socialità e della gestione delle relazioni.

Socialità

Il Treccani recita: socialità s. f. [dal lat. socialĭtas -atis «socievolezza», der. di socialis «sociale»; nel sign. 2, der. direttamente da sociale]. – 1. Convivenza sociale; tendenza degli individui alla convivenza sociale: nell’uomo la s. è innata. 2. Con sign. più ristretto, l’insieme dei rapporti che insorgono tra gli individui che fanno parte di una società o di un ambiente determinato; la coscienza, generale o individuale, di questi rapporti e dei diritti e spec. dei doveri che essi comportano: è un uomo cui manca ogni senso di s.; la s. di un problema, di una iniziativa.
Mi ricordo che da bambino cercavo il rapporto con gli altri, ma colgo, in quei ricordi, che ero totalmente inconsapevole delle loro reali intenzioni. Cadevo facilmente in inganno fidandomi di chiunque e chiunque ne approfittava; i bambini che mi frequentavano lo facevano principalmente perché era facile riuscire a farmi perdere a giochi quali biglie, figurine etc, insomma a tutti quei giochi dove avevano un tornaconto “economico”. In tutte le altre occasioni non venivo cercato e spesso ero oggetti di presa per il culo.
Crescendo e collezionando delusioni e faticando a crearmi un’autostima degna di questo nome, ho sempre meno cercato gli altri e sono diventato molto selettivo oltre a essere sempre meno capace di relazionarmi con gli altri. All’interno dei miei ricordi, riesco ad identificare un momento preciso in cui decisi che o mi si accettava così com’ero o avrei fatto a meno della compagnia degli altri.

Sono riuscito a crearmi la capacità di vivere da solo, coltivando i miei interessi e a non attendermi molto dalle persone che collidevano col percorso della mia vita. Spesso le amicizie erano legate ad un mio interesse specifico e duravano tanto quanto l’interesse specifico. Una maggior socialità è arrivata con l’arrivare delle relazioni di coppia; spesso mutuavo le amicizie della compagna di turno, che terminavano al termine della relazione di coppia.
Un altro ambito che mi porta a creare delle relazioni sociali è l’ambito lavorativo. Anche in questo caso, le relazioni duravano, tranne in rare eccezioni, tanto quanto il lavoro in tale azienda. Poche sono le relazioni che sono durate oltre la frequentazione lavorativa e pochissime quelle che durano tuttora. Visto che mediamente la mia permanenza in un’azienda è stata di due anni, tanto era la durata delle relazioni.
Le situazioni in cui la mia capacità di socializzare tocca il fondo, sono quelle con molte persone. In queste situazioni non so mai come comportarmi, con chi parlare, quando intervenire in un discorso, che mediamente è noioso e superficiale, e quindi tendo ad isolarmi dopo poco tempo avendo esaurito le energie. Finisco col vagare qua e là tra i gruppetti, ascoltando i discorsi degli altri e studiando le persone. In queste situazioni non gioca a favore l’incapacità di catalizzare la mente su un unico discorso, il mio cervello ha l’imperativo di dover ascoltare tutti i discorsi in simultanea e questo rende davvero difficile indirizzare l’attenzione su quello che stanno dicendo i miei interlocutori.
Per questi motivi, prediligo le situazioni sociali ristrette, con al massimo quattro o cinque persone, anche se il numero perfetto è tre, e con persone con cui condivido degli interessi. In questo modo riesco a seguire i discorsi, ad intervenire, non ho problemi a trovare argomenti di discussione e le mie energie declinano molto più lentamente. Il contesto ideale deve essere avulso da rumori, chiacchiericcio e da musica alta e di merda.
Ma la difficoltà maggiore non è costituita né dal conoscere persone né dalle situazioni sociali bensì dal mantenere le relazioni che si creano. La mia capacità di relazionarmi telefonicamente è davvero difficoltosa, non so mai quando e se telefonare, ho sempre l’impressione di infastidire o di trovare il momento meno opportuno per farlo, non so che dire e, ultimo ma non ultimo, la mia capacità di attenzione durante le telefonate è pari al nulla. Posso anche aggiungere l’incapacità di parlare di temi che riguardano me stesso perché ho la convinzione che l’argomento non interessi a nessuno. Tutto ciò fa si che le relazioni si disintegrino tranne in quei rari casi in cui le persone hanno la capacità di mantenere i legami anche nella scarsità di occasioni per vedersi o sentirsi o nei casi in cui nella relazione subentrava, in mia vece, mia moglie.
Nella mia esperienza, la non ricerca di socialità non è data una una mancanza di interesse per le persone ma da una incapacità nella gestione delle relazioni e ad uno scarso interesse per quelle superficiali e senza interessi in comune.